Ma perché due non fa tre…

Chiedendomi perché 2 non fa 3, mi pongo una domanda universale?

Se la matematica non è un’opinione, allora il mondo non gira intorno all’amore ma intorno ai numeri… 

Quindi per vivere bene bisogna fare i calcoli???

Ciò spiegherebbe molte cose: 

Io i calcoli li ho fatti 20 anni fa alla colecisti 

ma, e lì è stato l’errore, LI HO TOLTI!!!

Ragion per cui non riesco a far quadrare i conti in questa vita algebrica e macchinosa…

Capito l’inganno, posso tornare a non darmi delle risposte sul perché 2 non fa 3!!!

Annunci

La riluttanza della focaccia

Arrivi con tutte le buone intenzioni del mondo!!!

Poi passi davanti al prestinaio che qui non si chiama così, ma nella tua testa rimane il prestinaio…

Dicevamo: passeggi per il carrugio e passi davanti al panettiere e TAC, ti arriva un odorino inconfondibile di FOCACCIA,

E’ forte e penetrante e tutte le buone intenzioni iniziali vanno a farsi friggere, o meglio, vanno in forno direttamente con la focaccia a cui non è che non hai più la forza di resistere, è che proprio non gli vuoi resistere minimamente…

Ora mi chiedo: ma che cosa sono tutte queste buone intenzioni che pervadono il nostro cervello?

hd650x433_wm

Ha senso credere alle buone intenzioni? E poi noi ci abbiamo mai creduto alle nostre buone intenzioni???

Sono solo un alibi per convincerci di essere dalla parte dei buoni? E questi cattivi dove sono, se siamo tutti così dannatamente buoni

Non ho la risposta… O forse le buone intenzioni non funzionano, quelli che funzionano sono solo gli obiettivi più alti delle cattive intenzioni.

Se veramente uno AD ESEMPIO non volesse ingrassare, allora la focaccia non l’avrebbe proprio mangiata; ma dato che non ha un reale motivo per non volere ingrassare (anche lo stupido volersi bene), allora le buone intenzioni vanno nel forno con tutta la focaccia.

L’unica cosa certa che rimane sono i sensi di colpa… Ma poi colpa di cosa? Di non avere mantenuto delle buone intenzioni farlocche?

La pigrizia del cambiamento

Devi cambiare.

È scritto” ti dicono e tu ti chiedi “Dove?“. Risposta “Da qualche parte!”. Allora pensi che però nessuno te lo ha domandato.

Ed è proprio in quel momento che inizi a giustificare la tua autolegittimazione a non cambiare nulla, a non volere cambiare nulla. È più comodo soffrire e continuare a illuderti, ripercorrendo i ricordi edulcorati dal tuo cuore

Immaginare una macchina del tempo  ti rassicura, una che ti dia la possibilità di modificare il passato, quel passato che però non torna mai.

Quindi non ce n’è: devi cambiare! Ma tu ormai sei avvolto da  quella sensazione di sublimazione che ti da la pigrizia; sei arrivato a quel punto di inerzia per cui lo sai che lo devi fare, ma proprio te ne sbatti e non lo fai.

Nella migliore delle ipotesi ti convinci che ciò che è giusto sarà fatto, ma… prima o poi, puntando più sul poi.

La pigrizia è una dolce amica che ti fa vivere nel mondo dei forse, dei se e dei ma.

Ma tutto ciò che ti circonda cambia tuo malgrado

Hai sedimentato il dolore? Non lo sai perchè sei troppo pigro ormai per una domanda così impegnativa.

Ti alzerai dal torpore in cui sei sprofondato e sarai forse, chissà, già cambiato senza accorgetene? Questa in realtà la speranza del pigro. cambiare senza fare.

Diificile, ma ci si prova sempre.

cambiamento

 

 

 

I sogni sono minestroni.


Addormentarsi  è come entrare in un’altra dimensione, in un mondo parallelo: tutto è artefatto dal tuo cervello in pausa, “confusionato” e confusionario.

Ti si parano davanti agli occhi della mente immagini alla rinfusa, personaggimaschera distorti che ne celano altri, diversi, inaccettabili, poco digeribili anche nella tua fase dormiente.

La realtà si mischia come in un buon minestrone, di quelli in busta, che togli dal freezer, butti in pentola come blocco unico: un grosso cubo irregolare in cui in mezzo a tutte le tonalità di verde e marrone spiccano perle arancioni.

La vita di tutti i giorni viene artefatta da quei veli che la tua anima stanca ti sta pietosamente, ma senza gratuità, regalando.

Come un minestrone il sapore è mischiato, buono perché completamente indefinito. Il suo calore ti consola, ti scalda, ti scivola dentro; ti sta bruciando lo stomaco, ma tu ne godi.

E poi? E poi non hai capito nulla… Ti svegli, confondi i fatti intangibili con quelli tangibili; vuoi rituffarti nel sogno, anche se quella sera sei stato sfortunato ed è risultato angoscioso, perché ti manca il suo filtro, anche se fosse un semplice biglietto del metrò girato su se stesso… ma del sogno è rimasto solo un rigagnolo verdastro con pezzetti di fagiolini.

Fissi il piatto, giochi con il sughetto, riaffondi la faccia nel cuscino e ti convinci che di minestrone non ce n’è più.

 

 

disegno-di-piatto-di-minestra-colorato-300x300

Amati di più.

Tutti a dirti di amarti di più.

Lo fanno perché ti vogliono bene, credono in te, non vogliono che ti butti via.

Inizi a chiederti se hanno ragione loro.

La tua disistima ha raggiunto vette  epiche grazie alla ricerca dell’approvazione degli altri. Altri che magari non sono sbagliati di per loro, ma che hanno già da badare alla propria autostima.

Allora pensi che non ti costerebbe nulla provarci.

Ti trovi da solo davanti allo specchio della tua anima che non riconosci più.

“Devo amare questo essere ormai estraneo?” Te lo chiedi e magari ti rispondi: “Perché no?”

In quel momento sorgono domande ancora più nette, che ti fanno ricadere in confusione: “Come faccio? Come faccio ad amare? Come faccio ad amare me stesso?”

Cercare l’unica risposta possibile: accettarsi  e non condiscendere al tuo bisogno di autocommiserazione, di autodistruzione, di tristezza come culla dello spirito.

Autocontrollo e autodeterminazione basteranno?

Il sabato della digestione.

Dopo aver passato il giovedì e il venerdì a riflettere sulla crudeltà, quella becera, gratuita che immaginavo esistesse solo in un certo tipo di letteratura, mi ritrovo il sabato a riflettere sulla pizza al trancio acquistata sotto casa… Argomento assai più succulento e di contenuto più caloroso (o calorico). I due argomenti non si escludono perché possiamo trovare un sottofondo masochistico in entrambi i casi: sottostare a crudeltà con coscienza e ritrovarsi, sempre scientemente, con il sapore di fritto in bocca disfatta sul divano. Sono scelte amare che attendono un unico evento: la digestione.

La digestione di ogni singolo elemento: dal formaggio che sostituisce la mozzarella al sugo stratificato, fino alla pasta fritta e bruciacchiata nella quasi sua totalità.